L’intero sviluppo umano è interamente condizionato dall’affettività. I teorici dell’attaccamento e della psicologia evolutiva hanno dimostrato l’importanza dell’affettività riguardo allo sviluppo integrato dell’individuo. Nei primi mesi di vita le strutture arcaiche di vincolo generano, attraverso il legame corporeo, i processi integrativi necessari al consolidamento dei sistemi di comunicazione interni. Rolando Toro afferma che l’architettura emotiva della mente organizza il comportamento e in essa risiedono le potenzialità dell’amore infinito. Secondo lui le tendenze “alla luce” ossia le espressioni umane che fanno evolvere l’uomo verso lo sviluppo della sua grandezza fino a raggiungere il livello supremo di evoluzione umana – la coscienza etica – si generano durante l’infanzia e seguono un’evoluzione in cui gioca un ruolo fondamentale l’esperienza relazionale. Riconosce la genesi biologica dell’affettività mettendola in relazione con l’istinto di solidarietà intra-specie, gli impulsi gregari, le tendenze altruistiche e i rituali di vincolo. La stessa biologia cellulare dimostra l’esistenza di dinamiche di cooperazione cellulare che organizzano il comportamento di ciascun organismo a beneficio dell’unità biologica. Gli impulsi biologici di cooperazione, integrazione e solidarietà realizzano i legami che conformano la struttura neurologica cortico-diencefalica per mezzo dell’amore veicolato dal contatto corporeo con la figura materna.

Tale realtà dialogica in cui si dispiega lo sviluppo umano ha portato Rolando Toro a riconoscere che la trasformazione affettiva della specie umana è l’obiettivo primario che deve perseguire l’educazione. Nella nostra società inferma l’istinto primario dell’affettività è fortemente perturbato e le forme disfunzionali che ne derivano esprimono a vari livelli una lacerazione interna alla base dei blocchi emotivi e delle rigidità dell’ego che caratterizzano in modo particolare la nostra cultura occidentale. Le varie forme di malessere, la mancanza di autostima, le tendenze individualiste ed evitanti, il relativismo etico (la tendenza a giustificare azioni infami con ragionamenti intelligenti) gli impulsi distruttivi e violenti, così come la maggior parte delle malattie, esprimono a vari livelli modalità di risposta del nostro essere all’ambiente disfunzionale di crescita, a partire dalla mancata risposta di quest’ultimo ai bisogni fondamentali dello sviluppo.

Le motivazioni che sostengono la nostra esistenza sono di natura emozionale. Le nostre attitudini, la nostra percezione identitaria, i criteri selettivi che sviluppiamo, le capacità cognitive e il giudizio estetico, ci dice Rolando, così come lo stato di salute, sono direttamente influenzati dall’affettività.

Secondo Rolando Toro l’educazione attuale, intellettualista e tecnologica, non ha nessun riferimento esistenziale e conduce alla perdita di senso e alla banalità.

Le esigenze elementari dello sviluppo che ci caratterizzano soprattutto nella primissima infanzia, sono intrinsecamente correlate a quelle che, nella definizione del modello teorico della Biodanza, Rolando definisce “le funzioni originarie della vita”. Gli impulsi innati di vincolo deputati all’integrazione si strutturano all’interno del vincolo fusionale che si instaura tra la madre e il neonato. Se tale realtà simbiotica non ha modo di consolidarsi la stimolazione dei nuclei innati di vincolo (le funzioni arcaiche di connessione con la vita) difficilmente potranno edificarsi in modo adeguato. Per descrivere la portata di questa esperienza di sentirsi dissolti in una totalità senza limite, Rolando richiama la “vivencia oceanica” descritta da Freud e successivamente da Jung. Definisce “protovivencia” le esperienze cenestesiche che ha il bambino nei primi sei mesi di vita e che generano dal punto di vista neurologico specifici modelli di risposta legati allo sviluppo dei potenziali genetici.

L’affettività determina l’armonico sviluppo dell’essere umano a tutti i livelli, fin dalla tappa intrauterina. L’intelligenza e tutti i processi di adattamento all’ambiente esterno e di costruzione del mondo si organizzano sulle esperienze primarie dell’affettività. Rolando a questo proposito parla di “Intelligenza affettiva” definendola non come un tipo speciale di intelligenza, ma la base comune a partire dalla quale si sviluppano le differenti forme dell’intelligenza motoria, spaziale, meccanica, semantica, sociale, ecc.

Nella misura in cui l’ambiente fornisce un’adeguata risposta alle sue necessità elementari la tensione originaria della nostra natura profonda potrà esprimere le tendenze evolutive inerenti al processo universale della vita in grado di connetterci con noi stessi, con i nostri simili e con tutto l’universo.

Le deformazioni degli impulsi di affinità naturale per i propri simili ha portato l’uomo sviluppare modalità di esistenza slegate dai presupposti vitali legati alla sua stessa sopravvivenza. Distorsioni percettivo-interpretative frutto di una visione dualista di matrice cartesiana che inficiano ancora oggi molti campi del sapere e della cultura, strutturano e sublimano modelli competitivi e omologanti tipici della nostra civiltà occidentale. Su quelle stesse tendenze patologiche, denunciate da molti scienziati e pensatori illuminati, purtroppo spesso ignorati, poggiano le forme sociali totalitariste e discriminatorie legate all’attuale massificazione del male di vivere.

Al fine della salvezza della specie umana Rolando ha compreso l’importanza di ripristinare le funzioni di contenimento affettivo al fine di trasformare lo stile agonistico e competitivo in uno stile collaborativo. La rieducazione affettiva che promuove il Sistema Biodanza ripristina le funzioni arcaiche di connessione con la vita e la restaurazione dell’unità psicosomatica – che afferisce alle funzioni di autoregolazione interna, che organizzano e coordinano i sistemi interni dell’organismo.

L’amore per il prossimo, la benevolenza, il rispetto, il comportamento etico, ecc., concetti parecchio inflazionati sul piano morale, appartengono al mondo ideale più che alla dimensione profonda e viscerale del nostro sentire.

Secondo Rolando Toro “la coscienza etica non è una manifestazione intellettuale o delle funzioni logiche; l’affettività è l’intelligenza biocosmica. La coscienza etica ha la sua radice nel modo di strutturare emozionalmente il mondo e nella relazione con gli altri esseri umani. L’apprendimento del linguaggio, della letteratura, della poesia, dell’arte in generale ha una genesi affettiva. Lo studio della struttura affettiva costituisce, a mio modo di vedere, la più urgente e necessaria ricerca nella società di oggi, la cui patologia affettiva è evidente”[1].

Grazie al nuovo approccio sistemico che ha portato diverse discipline a comunicare tra loro e a influenzarsi reciprocamente è stata offerta una più profonda comprensione di come gli esseri umani diventino pienamente tali e quanto incida la dimensione emotiva ed affettiva riguardo ai processi d’integrazione umana e sociale.

Neuroscenziati come Antonio Damasio, Joseph LeDoux, Doug Watt, Eric R. Kandel ed altri hanno offerto un contributo significativo riguardo a tale processo. Parimenti sono stati identificati gli agenti biochimici coinvolti nelle reazioni emotive, ed è stato possibile costruire una mappa corporea della posizione dei recettori biochimici. Parallelamente la psicologia evolutiva ha raffinato i propri strumenti di comprensione degli stati precoci della vita emotiva. Dalla teoria dell’attaccamento dello psicoanalista John Bowlby elaborata negli anni sessanta è stato possibile comprendere la vita emotiva nel suo contesto biologico, affettivo-relazionale e socio-culturale.

Una delle più grandi recenti scoperte è che la nostra razionalità a lungo valorizzata dalla filosofia e dalla scienza, si costruisce sulle emozioni. Secondo Damasio (1994) “la natura sembra avere edificato l’apparato della razionalità, tradizionalmente ritenuto neocorticale, non semplicemente alla sommità di quello della regolazione biologica, considerato subcorticale, ma anche con questo e a partire da questo[2]”. I processi cognitivi influenzano e modificano quelli emotivi ma non possono esistere senza di essi, o meglio, laddove non fisiologicamente integrati con questi ultimi, agiscono in modo parziale.

Il cervello costruisce rappresentazioni degli stati corporei interni, li collega con altre conservate nella memoria, quindi rimanda i segnali al corpo in un processo di retro-azione interna che può innescare ulteriori risposte o sensazioni corporee.

Secondo tale prospettiva sistemica della vita emotiva l’essere umano è un sistema aperto influenzato dall’ambiente. Sia il nostro sistema fisiologico, sia quello mentale vengono conformati sulla base della relazione con gli altri e ciò accade con maggior intensità nell’infanzia, il periodo in cui il cucciolo umano è la creatura più aperta e soggetta alle influenze sociali. Sulla base della dinamica dialogica (che afferisce alla sintonizzazione emotiva e affettiva) che caratterizza la relazione madre-bambino, e che si da a partire dai nuclei innati di vincolo (la nostra dotazione istintuale) prendono forma determinati circuiti neuronali in determinate aree cerebrali. Un “meta linguaggio” che risulta essere responsabile dell’attivazione di fenomeni di eccitazione neuronale che creano – per effetto del consumo energetico da parte delle cellule che vengono attivate – un flusso di energia che dirige i nostri processi di sviluppo.

Nell’elenco dei pionieri che hanno posto le basi delle attuali conoscenze della natura umana e della medicina psicosomatica spicca Juan Rof Carballo.

Le recenti teorie del caos esposte da fisici atomici e fisici quali Bernard D’Espagnat e Ilya Prigogine, da sociologi quali Edgar Morin e tanti altri pensatori, le recenti scoperte nella biochimica cerebrale centrate sulle azioni dei neuro peptidi sono alcuni dei temi sui quali Rof Carballo (uno dei pionieri che ha posto le basi delle attuali conoscenze della natura umana e della medicina psicosomatica) ha iniziato una riflessione oggi tuttora in corso.

Uno dei punti cardine del suo pensiero è la realtà dialogica dell’essere umano, quella cioè che si rivela nell’incontro o nel dialogo. L’affermazione per cui l’uomo è costituito in maniera essenziale dal suo prossimo, rappresenta un apporto decisivo per una nuova comprensione dell’uomo e per lo studio di nuove tecniche di aiuto, a cui la Biodanza è sicuramente debitrice.

Il suo merito più grande sicuramente è quello di essere riuscito a realizzare una magistrale interconnessione tra scienze mediche e scienze umane, avendo come prospettiva la costituzione cerebrale e psicologica.

Nell’opera intitolata “Cervello interno e mondo emozionale” Rof Carballo ha analizzato lo sviluppo dello schema corporeo e le dinamiche inerenti allo sviluppo affettivo descrivendo il concetto di “intreccio affettivo”. Analizza il sistema limbico (conosciuto allora come “cervello emozionale”) e il suo ruolo nella regolazione dell’affettività umana in connessione con l’ambiente. La realtà dialogica dell’essere umano ha un correlato anatomico e strutturale nel cervello. La sua teoria è riassunta nella frase che amava ripetere: “l’uomo è costituito in maniera essenziale dal suo prossimo”. L’intreccio affettivo, una realtà psicobiologia, transazionale, costituente e programmatrice, si esprime fondamentalmente nelle relazioni emozionali e affettive dell’individuo e si trasmette attraverso le generazioni. Nel fondo di tutte le relazioni emozionali e affettive si riflette l’intreccio primario. Questa realtà si collega alla creatività, il cui senso risiede nell’ampliamento dell’orizzonte del reale e contemporaneamente lo collega con la sua realtà più profonda. La creatività consegna all’uomo il dono dell’Essere, un’unione gloriosa con la pienezza della bellezza del mondo. Nel suo intimo abita l’amore, la fiducia, la libertà e una meravigliosa speranza che si esprime in molteplici manifestazioni.

Riguardo al necessario consolidamento del legame tra il neoencefalo e l’archeoencefalo, Carballo afferma che questo viene a stabilizzarsi nei primi mesi di vita a condizione che il bambino si senta protetto e sicuro dall’amore materno; diversamente verrebbero attivate le formazioni telencefaliche (di difesa) a scapito della capacità di stabilire legami affettivi.

Per lui l’emozione non è un epifenomeno ma la realtà biologica radicale dell’essere umano. Il cervello interno, oggi chiamato sistema limbico, è il crocevia emozionale e la chiave dello sviluppo dell’individuo. Al momento della nascita il cervello dell’essere umano è prematuro, incompiuto, ma nel primo anno di vita la crescita del corpo e del cervello si attuano con gran rapidità.

Per continuare il suo sviluppo extrauterino il bambino ha bisogno del contatto sociale.

Carballo evidenzia che lo sviluppo dell’io, del neocortex, dell’intelligenza, si realizzano su un fascio previo di relazioni affettive, sull’intreccio che si intesse tra il nuovo essere e gli  esseri che si prendono cura di lui. Considera pertanto indissolubilmente interconnessi il mondo circostante costituito dalla famiglia, il processo di costituzione e sviluppo del sé, l’intercorrelazione comunicativa che collega entrambe, famiglia e sé.

L’intrinseca coerenza tra l’immaturità cerebrale e la sua finalizzazione epigenetica trovano nel suo pensiero una sintesi di rara efficacia. L’articolazione dell’uomo con i suoi simili e con la società ha non solo una base psicologica, ma anche una base anatomica (il cervello interno) una base fisiologica e una biochimica, un substrato biologico. Lo sviluppo di questo substrato  biologico che può portarsi a termine solo nella relazione tutelare della prima infanzia, viene a culminare con il processo filogenetico di ominazione. L’uomo può arrivare a essere intelligente solo con un “Io” robusto che percepisca la realtà senza deformazioni. Lo sviluppo epigenetico in forma di eredità socialmente condizionata, continua dopo la nascita, per una serie di interazioni con “persone chiave”, interazioni che, nelle prime settimane di vita hanno carattere costitutivo. Ciò significa che la modulazione dell’identità si realizza mediante l’incorporazione di modelli sociali, nei quali, in maniera condensata si riflette la storia emozionale dei progenitori, le loro insoddisfazioni e ideali più profondi e, più trasversalmente, la storia del gruppo sociale nella quale l’individuo è nato.

L’uomo nasce in maniera prematura, anticipatamente, con un lungo periodo di incapacità senza essere “concluso e finito” del tutto. In questo periodo, principalmente nei primissimi momenti della vita succede qualcosa di fondamentale non già nella psicologia, bensì nella sua biologia: riceve dalle persone che lo accudiscono, la forma, un particolare stile di configurazione della realtà interna e di quella esterna, che gli consegna un particolare modo di percepire, ordinare e strutturare la realtà. Le figure genitoriali non fanno altro che trasmettergli il mondo che essi a loro volta hanno ricevuto.

 

[1] Testo tratto dalla dispensa della Scuola Modello di Biodanza – Sistema Rolando Toro “Affettività”

[2] A. Damasio, L’errore di Cartesio. Emozione ragione e cervello umano. Tr. it. Adelpi, Milano, 1995