Il Sistema Biodanza promuove le condizioni dello sviluppo che ci permettono di klimt carezzeripristinare i processi elementari di integrazione neurobiologica alla base della nostra evoluzione umana.

La gestalt musica-movimento-vivencia generata dalla Biodanza permette gradualmente di riscattare l’integrazione dei centri limbico-ipotalamici che governano il sistema della regolazione emotiva e l’unità psicosomatica.

Le “basi portanti” del nostro sviluppo vengono edificate a partire dai nostri bisogni istintuali che, specialmente nei primi fragilissimi momenti della nostra vita richiedono adeguata risposta dall’ambiente relazionale di riferimento – sul piano emotivo, affettivo e viscerale, dimensioni imprescindibilmente correlate tra loro – affinchè i meccanismi di integrazione vengano strutturati adeguatamente. Uno dei più importanti bisogni del cucciolo d’uomo è rappresentato dal contatto corporeo veicolato nel legame simbiotico madre-bambino che deve necessariamente perdurare tutto il primo anno di età. Nel nostro contesto sociale tale bisogno elementare non viene riconosciuto, come si evince dalle correnti prassi disfunzionali e dalla regolamentazione socio-economica della maternità per niente congruente ai bisogni che la nostra natura umana ha ordinato da millenni al fine della conservazione della specie.  

Qualora tali bisogni primari non trovino adeguata risposta dalla figura materna di riferimento i processi integrativi si struttureranno soltanto parzialmente con conseguenze importanti che ineriscono l’integrazione psicosomatica e l’intera sfera percettiva e identitaria. 

Le forme della disfunzionalità, per altro in crescente e preoccupante aumento, tipiche della nostra società tecnologica e mediatica afferiscono proprio alla sfera emotiva e affettiva. Lo stile individualista e competitivo, come pure l’atteggiamento a vario titolo “evitante”, la fragilità identitaria che ne consegue e le difficoltà nello stabilire relazioni affettive significative e stabili, rispetto alle svariate forme di disagio, ai disturbi mentali e psicosomatici hanno in comune la stessa origine emozionale.

La nostra civilizzazione ha costruito significati e modelli dominanti a partire dalla negazione e dalla repressione di tali bisogni primari fondamentali, responsabili dell’edificazione delle basi portanti del nostro sviluppo. Posizioni ideologiche e religiose hanno contribuito a diffondere la cultura della sofferenza che caratterizza predominantemente la nostra società in cui cresciamo, i cui modelli di riferimento si ravvisano in molte prassi pedagogiche in palese contraddizione con le esigenze umane più autentiche. L’efficienza, l’omologazione, la competizione, l’iper-attivismo e l’essere “prestanti” sono infatti considerati troppo spesso unici indicatori del valore di una persona un po’ in tutti i campi.

Le fragilità tipiche del nostro contesto si innestano nella dimensione emotiva e affettiva dell’individuo, condizionandone i processi evolutivi, la piena realizzazione e, non ultima, la salute. Lo stile individualista e competitivo, come pure l’atteggiamento a vario titolo narcisistico o “evitante” che nostro malgrado abbiamo assunto, sono espressione di una profonda fragilità dell’identità ravvisabile a diversi livelli in molte disfunzionalità nella sfera esistenziale, relazionale e affettiva; tali  disfunzionalità sono inoltre all’origine delle sempre più diffuse malattie psicosomatiche così come quasi tutti i disturbi psichici e dell’apprendimento, fenomeni che hanno in comune la stessa radice emozionale.

La pratica della Biodanza è finalizzata a ristabilire gradualmente la base istintuale dei nostri processi neurobiologici che da sempre sono al servizio della vita. Il benessere, la realizzazione e la pienezza esistenziale, l’espressione del genio creativo, così come l’empatia, l’amore e la coscienza etica, solo in un contesto favorevole possono trovare compimento.

La Biodanza nasce in un contesto medico ed è finalizzata a generare campi concentrati di ecofattori positivi che consentono il graduale superamento di blocchi emotivi unitamente al recupero dell’omeostasi organica e dei processi di integrazione psicosomatica legati all’espressione piena del nostro potenziale.