La teoria alla base del Sistema Biodanza affonda le sue radici nelle scienze umane, in particolare nella biologia, nella fisiologia, nella psicologia, nelle neuroscienze e nelle leggi universali che regolano i sistemi viventi e le loro dinamiche evolutive, coerentemente al nuovo paradigma sistemico definito anche olistico o ecologico, che ha rappresentato un vero punto di svolta riguardo alla comprensione dello sviluppo, del funzionamento e della percezione umana. I recenti contributi delle neuroscienze, nel comprendere il funzionamento del nostro “cervello sociale” e dei sistemi implicati nella regolazione della vita emotiva in ordine allo sviluppo del nostro comportamento sociale, e nel rilevare la plasticità del cervello umano che, anche in età adulta, è in grado di rappresentare nuovi modelli di risposta in funzione della stimolazione ambientale, ne hanno convalidato la metodologia.

La metodologia della Biodanza si propone di generare un “ambiente arricchito” dalla presenza di “eco-fattori positivi”, orientato a ristabilire in ciascun individuo la connessione con gli impulsi biologici ed emotivi volti ad alimentare i dinamismi evolutivi inerenti la vita umana: la facoltà capacità di vincolo amorevole, l’autoregolazione degli istinti di base, la percezione di sé (del proprio sentire emotivo e corporeo) come fonte di piacere, l’espansione della coscienza e la capacità di innovazione.
Gli studi di fisiologia umana hanno da tempo stabilito che la regione centrale e più antica del cervello, detta limbico-ipotalamica, è sede delle emozioni e del tono vitale. Tale regione è inibita, controllata e modulata dalla regione periferica del cervello detta corteccia. Le ricerche più attuali sulle funzioni del cervello indicano una differenza di attività tra i due emisferi cerebrali: il sinistro è la sede del linguaggio, del pensiero analitico e le funzioni razionali e cognitive, mentre che il destro è specializzato nelle funzioni integranti, non verbali, tattili e si attiva maggiormente in attività come ascoltare la musica e danzare. La Biodanza stimola prevalentemente l’emisfero destro, in modo da compensare lo squilibrio provocato da una cultura che predilige le funzioni razionali e analitiche a scapito di quelle viscerali, inconsce, unificanti e integranti. La Biodanza ha un grande effetto riequilibrante tra queste due funzioni del nostro cervello stimolando l’ascolto e l’espressione adeguata delle emozioni, promuovendo il rapporto con l’ambiente circostante e facilitando in questo modo l’integrazione armonica tra “sentire, pensare e agire.”
Gli studi di psicologia di S. Freud e C.G. Jung hanno descritto come l’inconscio personale e l’inconscio collettivo influenzano il comportamento umano. Rolando Toro, propone il nuovo concetto di inconscio vitale, che si esprime nell’umore endogeno, nel benessere cenestesico e nello stato generale di salute. Gli studi di filosofia e di psicologia sull’identità di Heidegger, Piaget, Merleau-Ponty, Pichon-Riviere e Buber, propongono l’immagine dell’uomo come essere relazionale chiamato a realizzarsi con l’altro e per mezzo dell’altro focalizzando la propria attenzione sulla dimensione dialogica e comunitaria dell’esistenza e sull’importanza di ripristinare le naturali tendenze della natura umana.
Gli studi sul movimento umano, mettono in relazione la motricità con la affettività. Per questo gli esercizi di Biodanza sono ispirati ai movimenti naturali dell’essere umano e a determinati gesti archetipici ‘eterni’.
Approfondite ricerche sulla semantica musicale rivelano il legame tra percezione musicale e percezione di sé, nonché la grande valenza aggregativa ed evolutiva della musica. Gli studi sulla percezione musicale hanno messo in evidenza il coinvolgimento della psiche e delle emozioni e l’influenza sui livelli di risposta ipotalamica, sull’equilibrio neuro-vegetativo e sull’omeostasi.
La musica utilizzata in Biodanza è selezionata seguendo rigorosi criteri metodologici funzionali agli obiettivi specifici di ciascun esercizio.