Verso una nuova civilizzazione

La nostra cultura, afferma Rolando Toro, è caratterizzata da una profonda dissociazione che inficia tutti gli ambiti del sapere. “Si direbbe che la cultura realizza un vasto processo di tradimento nei confronti della vita, al quale partecipano, coscientemente o incoscientemente, migliaia di intellettuali, che separano le nozioni di corpo e anima, uomo e natura, materia ed energia, individuo e società, sacro e profano. La dissociazione tra ciò che è sacro e ciò che è profano, che è inerente alle religioni, deve essere messa in discussione. Se la vita in sé stessa è sacra, essendo la più splendida espressione del cosmo ed anche la maggior ierofania, la distinzione rituale degli ambiti sacro e profano risulta assurda. La chiarezza del Principio Biocentrico in Biodanza, che riconosce nella vita la più grande ierofania, è ciò che distingue Biodanza da qualsiasi religione e anche da qualsiasi psicoterapia[1]”.

La cultura dissociativa squalifica il qui e ora, la vita presente e il suo valore intrinseco, per metterla al servizio di valori contrari ad essa. Ciò nonostante, le scoperte che hanno caratterizzato diversi ambiti della scienza hanno permesso di approdare a una comprensione olistica della vita.

Le rivoluzionarie scoperte sviluppatesi a partire dagli anni Venti e Trenta del secolo scorso, soprattutto nel campo della fisica e in ambito elettronico, hanno permesso di approdare a una nuova prospettiva interattiva con la quale è stato possibile spiegare il funzionamento dei sistemi viventi. Tale paradigma è stato definito in vari modi, “ecologico”, “sistemico” e “olistico”. Questo paradigma ha contribuito ad una comprensione più profonda della percezione umana. La nuova visione scientifica della vita, fondata sui concetti della complessità o dinamica non lineare, ha permesso di disporre di un linguaggio in grado di descrivere e analizzare sistemi complessi, dando origine a un nuovo orizzonte concettuale, che ha condotto a importanti intuizioni in diversi ambiti disciplinari. E’ interessante notare come alcuni importanti settori abbiano resistito a tale fenomeno, ad esempio l’educazione e la medicina, che ancora oggi si basano su una concezione analitica e lineare di stampo dualista.

Il paradigma Biocentrico proposto da Rolando Toro ha come riferimento immediato la vita, si ispira alle leggi universali che regolano i sistemi viventi e ne consentono l’evoluzione. Sviluppandosi da un approccio che è anteriore alla cultura, “si nutre della saggezza cosmica che genera i processi viventi”[2]. La strategia di trasformazione consiste di riflesso nell’uniformare i parametri del nostro stile di vita, a quelli della vita cosmica dal momento che “i nostri gesti si organizzano come espressione di vita e non come mezzo per raggiungere fini esterni, politici o socioeconomici. Essi si sviluppano per creare più vita all’interno della vita. Se le situazioni sociali e culturali sono avverse, possono essere cambiate non con l’aiuto di ideologie e di azioni politiche, ma ristabilendo a ogni istante, nella nostra esistenza, le condizioni perché essa sia protetta. Il nucleo creatore della cultura del terzo millennio sta per nascere con la subordinazione della fisica alla biologia. Dal momento in cui noi presumiamo che la vita non provenga da un processo evolutivo della materia inanimata, ma che la materia, apparentemente inanimata, si organizzi come il risultato di un sistema vivente onnipresente, l’approccio di queste scienze si inverte radicalmente.”[3]

Il principio biocentrico rappresenta il punto di partenza per strutturare una nuova percezione e nuovi parametri delle scienze del futuro. In esso ogni espressione vitale esprime una realtà “illuminata dall’interno” poiché il senso della vita è nella vita stessa e prescinde dall’elaborazione di significati estrinseci.

Citando la bellissima frase di Albert Schwartz “la vita è la massima espressione dell’universo”, Rolando Toro richiama all’importanza di riscattare il valore del momento presente. La perdita della connessione con la vita ha portato l’uomo a ricercare caparbiamente un significato dell’esistenza. L’esistenza ha senso e valore in se stessa, è manifestazione di quanto ci sia di più evoluto nell’universo. Il fatto di essere vivi qui e ora, di essere se stessi qui e ora, nella propria unicità e irripetibilità è già la massima giustificazione, la massima significazione della propria vita. Le ricerche intellettuali di significato non hanno senso dal momento che la vita è tutto. Il solo fatto di essere vivi “qui e ora” in questo mondo apre tutte le possibilità dell’amore e della bellezza di cui possiamo nutrirci e nutrire il mondo.

La meta, per chi è alla ricerca di un senso autentico della propria vita in tutta la frammentazione che viviamo, è quella di approdare a questa significazione massima, che in se stessa nell’unità incarna la pienezza ultima, gravida della sua commossa e voluttuosa sacralità.

E’ necessario pertanto ridefinire i parametri d’investigazione e d’interpretazione dell’umano. La prospettiva Biocentrica stabilisce un nuovo approccio verso la conoscenza che procede dal fatto ineluttabile dell’esistenza della vita “qui e ora”. Stabilisce pertanto una nuova percezione, un nuovo modo di sentire e di pensare che prende come riferimento esistenziale ed essenziale la vivencia della vita.

Nel Paradigma Biocentrico Rolando definisce i termini dell’Educazione Biocentrica che non ha come priorità la formazione intellettuale o tecnologica, bensì lo sviluppo degli impulsi innati funzionali alla piena espressione della vita. E’ volta pertanto a stimolare i potenziali genetici umani di vitalità, sessualità, creatività, affettività e trascendenza, attraverso il Sistema Biodanza.

L’immagine di uomo proposta dall’Educazione Biocentrica è quella dell’”uomo relazionale”, l’”uomo ecologico”, l’”uomo cosmico”. E’ indispensabile nella nostra cultura, afferma il nostro autore, recuperare il sentimento della “sacralità della vita” e il “piacere di vivere”. La prima preoccupazione deve orientarsi verso lo sviluppo dell’affettività, della percezione amplificata e dell’espansione della coscienza etica.

L’incorporazione della conoscenza è un processo di costruzione e di ricostruzione che implica la stimolazione della curiosità e l’interesse nel partecipare alla costruzione della conoscenza. Perché assuma questa tensione occorre che il bambino sia primariamente stimolato ad “apprendere a sentire” e soltanto successivamente “apprendere a pensare”, assecondandolo a entrare nell’unicità del suo ritmo e nelle sue più profonde motivazioni.

“Il piacere intellettuale, l’estasi poetica, la passione scientifica, la fecondità creatrice e il dialogo critico incantatore sorgono da un contesto affettivo. Lo stress per le situazioni di prova (per esempio le verifiche e gli esami) la competitività e la paura del fallimento contribuiscono a creare un clima “tossico” nelle scuole e nelle università. Per questa ragione è necessario sviluppare una metodologia nell’allegria della scoperta. La costruzione della conoscenza concettuale ha origine nell’intelligenza affettiva e in un’epistemologia vivencial. La concezione Biocentrica dell’educazione è un approccio nuovo, di avanguardia e più affettivo. La preparazione alla indipendenza economica è in fondo la preparazione a essere un uomo pieno di motivazioni per vivere. La costruzione del sapere si apprende attraverso l’osservazione della natura, attraverso la sperimentazione, nello svolgimento di giochi di laboratorio, attraverso escursioni e creando poesie e canzoni. (…) Se l’esistenza non si struttura sul contenuto amoroso e creativo della vita, si rischia che si formino persone con una capacità limitata di esprimersi nella propria esistenza”.

 

[1] Testo di R. Toro tratto dalla dispensa formativa della Scuola Modello di Biodanza – Sistema Rolando Toro “Biodanza e Azione Sociale

[2] R. TORO, Biodanza, Red Edizioni, Milano, 2007

[3] Ibidem